Il Corpo è il Portale per evolvere
- Francesco Sartori

- 5 mag
- Tempo di lettura: 4 min

C’è una strana nostalgia che ci portiamo addosso, ed è la nostalgia di esserci.
Se ci pensi, passiamo la maggior parte delle nostre giornate "ovunque", tranne che dentro la nostra pelle.
Siamo nei messaggi che scriviamo, nelle preoccupazioni per domani, nel ricordo di quella frase detta male ieri. Il corpo è lì, guida l'auto, digita sulla tastiera, mangia meccanicamente, ma noi? Noi non ci siamo. Siamo assenti ingiustificati.
L’essere umano, soprattutto negli ultimi decenni nei quali passiamo ore ed ore con la nostra attenzione dentro agli schermi, si è allontanato sempre di più dal comprendere e dal sentire il proprio corpo, ovvero la propria macchina.
Il primo passo per prendere coscienza e portarci verso un cambiamento vero è vedere, è decifrare il nostro mezzo di trasporto.
Il corpo è anche mezzo per evolvere e andare verso lo stato di consapevolezza, ovvero in direzione della nostra essenza profonda.
La tirannia del Centro Intellettuale
Viviamo confinati in una soffitta polverosa: la nostra testa. Abbiamo delegato tutto all'intelletto, credendo che pensare alla vita equivalga a viverla. Ma il corpo ha una sua intelligenza, che noi abbiamo ridotto a un maggiordomo silenzioso a cui diamo ordini solo quando qualcosa si rompe.
Le pratiche psicocorporee (Massaggio, Rilascio emozionale e Tantra) non servono a "stare bene" nel senso banale del termine. Servono a Ri-entrare in contatto con la nostra antenna di ricezione e di diffusione di frequenze perché sono esse poi che manifestano la nostra vita. Ogni tensione muscolare che non sentiamo, ogni respiro corto di cui non ci accorgiamo, è un pezzetto di noi che è caduto nell’automatismo.

La differenza tra pensare al corpo e sentirlo
Qui sta il cuore del lavoro: c’è una differenza abissale tra sapere di avere un braccio e sentire la vita che scorre in quel braccio.
Puoi sentire il peso dei tuoi piedi sul pavimento mentre leggi queste righe?
Puoi sentire l'attrito dei vestiti sulla schiena?
Puoi avvertire la temperatura dell'aria che entra nelle narici?
In quel preciso istante in cui "senti", il pensiero si ferma. Non puoi essere pienamente consapevole della sensazione fisica e, contemporaneamente, preoccuparti delle bollette. La presenza è un fenomeno biologico, prima che spirituale. È il cervello che sceglie le priorità, monitora e gestisce come una centralina le informazioni.
La nostalgia di cui parlavamo all'inizio è il richiamo della nostra Essenza che vuole tornare ad abitare la sua casa. Le corazze muscolari di cui parlava Reich, i blocchi che sentiamo nel petto o nella pancia, sono i "depositi" della nostra storia non elaborata.
Lavorare sul corpo con consapevolezza significa andare a scovare quei fantasmi e dire loro: "Ti vedo".
Non è un percorso dolce; a volte è un viaggio nel dolore, in quella sofferenza che abbiamo cercato di anestetizzare per anni. È solo andando oltre gli automatismi e le cristallizzazioni che possiamo sperare di diventare "Uomini" e "Donne" presenti alla vita e non robot automatizzati.
Ti sei mai chiesto perché, nonostante i tuoi buoni propositi, finisci sempre per reagire nello stesso modo a quella critica o per sederti con la stessa postura rassegnata? Gli automatismi non sono solo "abitudini mentali"; sono vere e proprie memorie muscolari depositate nei tessuti.
Il nostro sistema nervoso impara per imitazione e ripetizione: ogni volta che reagiamo a un dolore contraendo le spalle o trattenendo il fiato, stiamo scrivendo un codice nel corpo, un vero e proprio programma che funzionerà in automatico fintantoché non ci metterai mano dando altre istruzioni.
Questi automatismi si installano come una forma di economia energetica: il cervello ama le scorciatoie. Una volta che un movimento (o una reazione emotiva) diventa meccanico, non richiede più presenza. Il problema è che queste "scorciatoie" diventano col tempo dei solchi profondi, simili a quelli lasciati dai trattori su una strada sterrata: una volta che le ruote ci finiscono dentro, uscirne richiede uno sforzo immenso e rischi anche di andare fuori strada.

Sono difficili da debellare perché il corpo li confonde con la sopravvivenza. La tua corazza muscolare, quel modo di chiudere il petto o serrare la mascella, è stata un tempo la tua protezione contro un dolore che non sapevi gestire. Per il tuo sistema nervoso, "cambiare" significa abbandonare una difesa sicura per l'ignoto.
Ecco perché il solo pensiero fallisce: non puoi convincere una cellula a cambiare idea con un ragionamento logico. Il tuo vero potere risiede in realtà nella luce della Presenza costante, che ti permette di osservare il solco mentre ci stai cadendo dentro, senza giudizio, finché il calore dell'attenzione non rende la materia di nuovo malleabile.
Una piccola pratica di "Risveglio"
Prova a farlo ora. Mentre finisci di leggere, non scappare subito al prossimo contenuto.
Resta immobile.
Senti il volume del tuo corpo nello spazio. Non immaginarlo, sentilo "da dentro".
Porta l'attenzione alle mani. Senti il calore, il formicolio, la vita che pulsa lì.
Mantieni questa sensazione per tre respiri.
In quei pochi secondi, non eri una macchina. Eri un essere umano sveglio. Il viaggio di una vita "lì con te" ricomincia da questo contatto.
Per questo serve un approccio integrato come le tecniche F.r.e.e.l.
Provare a cambiare senza considerare il corpo significa rischiare di tralasciare alcuni pezzi per strada e trovarsi a faticare senza alcune chiavi o strategie, rimanendo dentro il solco già scritto da noi stessi e dalla nostra vita.
Francesco




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