Quando la scuola insegna più l'obbedienza che il pensiero

E oggi ricomincia...
Ricominciamo a portare milioni di bambini dentro uno dei più grandi sistemi di standardizzazione del pensiero mai costruiti dall’uomo, indottrinamento e manipolazione.
Banchi in fila.
Ore seduti.
Campanella.
Programmi prestabiliti.
Materie separate.
Voti.
Giudizi.
Esami.
E davanti a loro una figura autorevole che stabilisce cosa sapere, cosa ricordare e, spesso, cosa è considerato giusto.
Le radici della scuola moderna affondano anche nel modello prussiano dell’Ottocento: un sistema pubblico organizzato, disciplinato e centralizzato che sarebbe diventato un riferimento per molti Paesi.
Non è necessario credere alla teoria semplicistica secondo cui qualcuno avrebbe creato la scuola esclusivamente per “fabbricare operai obbedienti”.
La questione è ancora più interessante.
Un sistema può produrre obbedienza anche senza essere stato progettato esclusivamente per produrla.
Quando abitui un bambino per anni a stare fermo, ad alzare la mano prima di parlare, ad aspettare il permesso, a rispettare tempi stabiliti dall’esterno, a ricevere una valutazione della propria prestazione e a considerare autorevole chi sta davanti a lui…
stai anche costruendo determinati schemi comportamentali.
Quando le imposizioni portano ad enormi sforzi nelle materie nelle quali non c’è un interesse manifesto o il semplice metodo farebbe passare la voglia anche all’alunno più interessato.
E allora mi chiedo:
Dove impariamo a mettere in discussione ciò che ci viene detto?
Dove impariamo a distinguere un’informazione da un’interpretazione?
Dove impariamo a verificare una fonte?
Dove impariamo a sostenere una posizione diversa da quella dell’autorità?
Dove impariamo ad ascoltare il nostro corpo, le nostre emozioni e la nostra intuizione?
Dove impariamo a pensare davvero con la nostra testa?
Quando inseriremo come materie la gestione emozionale e l’ascolto del corpo?
Quando l’educazione alla sessualità diventerà una vera materia di educazione affettiva e comportamentale?
Quando si insegnerà il contatto, il rispetto e l’amore per la natura?
Oppure saranno inserite materie di contatto con l’AI e l’informatica prima del proprio corpo?
E l'alimentazione? Quando una corretta educazione all'alimentazione, nelle scelte e nei cibi PULITI e di valore e non di cibi contaminati e degenerativi.
Poi parliamo anche della storia... raccontiamola giusta una volta per tutte e non solo ciò che comoda...
Poi quando inizieremo a parlare anche di vera prevenzione alla salute, evitando i condizionamenti medico/sociali visti su larga scala dal 2020 in poi?
E inseriamo un po' di cultura anche del perché vicino alle scuole spesso mettono antenne o comunque dell'effetto delle onde elettromagnetiche sul cervello anche di chi vive "dentro al telefonino".
O il pensiero critico che può nascere davanti ad un siero proposto...
Diciamo che la vera cultura andrebbe fatta su altri piani prima di tutto...
Anche magari portando i bambini fuori e facendoli guardare il cielo quando qualcuno ha deciso che quelle scie incrociate da lì a qualche ora porteranno a pioggia... Perché semplicemente a volte basta essere critici, e obiettivi. Basta osservare attendere, osservare di nuovo senza seguire idee ma solo con obiettività.
Cosa che tra le altre cose abbiamo perso per strada proprio perché abbiamo perso il pensiero critico.
Tanto quando ci sarà un interesse una persona sarà portata ad approfondirlo per esprimere sé stessa, solo se sarà in grado di ascoltarsi in profondità con pensiero critico e questo non lo si costruisce nella dottrina del voto con le gambe sotto al tavolo che friggono perché desiderano muoversi, MA QUALCUNO DICE CHE NON PUÒ.
Ripensando ad alcuni dei miei corsi, dove insegno ad ascoltare quali sono i bisogni del corpo, e come emergono necessità profonde del corpo stesso se si impara ad ascoltare, spesso ho visto persone voler uscire e saltare nelle pozzanghere correndo in cortile... beh domande che io farei ai bambini seduti in modo obbligato.
Perché un bambino che impara soltanto a rispondere correttamente può diventare un adulto molto preparato.
Ma un bambino che impara anche a fare domande può diventare un adulto libero.
E forse è proprio questa la domanda che dovremmo porci oggi, mentre ricomincia la scuola:
Vogliamo educare persone che conoscono molte risposte o persone che hanno il coraggio di mettere in discussione le domande?
La scuola potrebbe essere il luogo in cui nasce il pensiero critico.
Ma perché questo accada, dobbiamo smettere di confondere istruzione con educazione.
Istruire significa trasmettere conoscenze.
Educare significa anche insegnare a pensare, discernere, osservare e scegliere.
E una società realmente libera non ha bisogno di persone che credono a tutto ciò che dice l’autorità.
Ha bisogno di persone capaci di ascoltare l’autorità…
e poi verificare.
Buon nuovo anno scolastico.
E soprattutto, buon nuovo anno di pensiero critico.
Francesco





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