Paura di amare e innamorarsi? La filofobia

Ci sono sempre le emozioni e i blocchi di mezzo ad ogni paura

La filofobia, ovvero la paura di amare e innamorarsi.

La paura è sempre in ogni caso un meccanismo di difesa.

Quando c’è un pericolo (reale o meno) la paura si accende.

Ma in che modo, la nostra mente e il nostro corpo scelgono quando provare paura?

In base alle esperienze che abbiamo vissuto e che per un motivo o l’altro reputiamo fonte di pericolo e quindi si accende il campanello d’allarme.

Per nostra natura cerchiamo di allontanarci dalle situazioni di pericolo e spesso cerchiamo di evitare la sofferenza emotiva.

Anche se questo voler aggirare la sofferenza fa si che questa diventi sempre più prevaricante in noi.

E lì non ci rimane che affrontarla a viso aperto se vogliamo consapevolizzarla e liberarcene.

Ti faccio un esempio raccontandoti la storia di Stefano

(Tutte le storie sono vere, ma i nomi sono inventati perché non voglio condizionare nessuno ad aprirsi liberamente durante i corsi o magari alcuni dettagli possono ricondurre al diretto interessato o interessata) , Stefano, a 40 anni stremato dall’ennesimo attacco di panico con un’ansia che non lo mollava mai, decide di guardarsi dentro, e durante il nostro percorso mi racconta subito che lui appena avverte un minimo di coinvolgimento emotivo con una persona a lui “prende male”, queste sono state le sue parole.


Finché il rapporto non richiedeva impegno ed era scostante, lui era tranquillo, anzi era molto attivo quando si trattava di sedurre, conquistare ecc… ma appena iniziava a percepire dei sentimenti o che la storia si stava stabilizzando, ovvero la relazione si stava consolidando, lui iniziava a percepire sensazioni strane, distacco, tensione fino ad arrivare ad avvertire davvero il terrore dentro di lui.

Non capendo cosa gli stesse accadendo, chiudeva in malo modo la relazione, talvolta scaricando anche le colpe sulla persona con la quale stava e se ne ritornava come un cucciolo impaurito nella sua tana al calduccio.

Hai presente quelle situazioni da bambini quando si combinava una marachella e si prendeva un bello spavento e si iniziava a correre all’impazzata verso casa o verso la prima stanza utile per poi chiudere la porta a chiave e lasciare il mondo fuori come ci fossero i lupi cattivi che volevano mangiarti? O meglio il vicino con modi poco ortodossi che ti voleva ricordare che il pallone non doveva andare nel suo giardino?

Il cattivo era sempre chi stava fuori da quella stanza, ed era così anche per Stefano che però cercando come tutti una stabilità e un po’ di amore non “trovandolo” da nessuna parte, vedendo gli anni che passavano sempre più forte arrivava quel senso di ansia misto a paura per ogni relazione nella quale si metteva.

Anche la ricerca del partner “ideale” per chi soffre di Filofobia è standardizzata, ovvero meglio un partner occupato (sposati/fidanzati, a grande distanza, addirittura solo “telematici”, ecc.), così non invade troppo gli spazi, ma nello stesso tempo vorrebbero costruire una relazione, ma è la stessa relazione stabile che li terrorizza, allora la ricerca si sposta in situazioni di solo sesso, dove il sesso ricercato spesso non sfora nella dolcezza perché già la dolcezza nel sistema emozionale richiama l’amore, allora meglio un sesso forte e distaccato.

Anche nel corpo questo tipo di situazione si traduce, e lo vedo io personalmente anche lavorando sul corpo con le Tecniche F.r.e.e.l. , la situazione riporta sempre un corpo rigido, poco sensoriale, perché a livello psicosomatico si crea una vera e propria corazza emozionale per non lasciar entrare nulla. A livello energetico, la zona del cuore diventa molto chiusa e non fluisce prana in quel equilibrio su quel punto.

Ad esempio nella riflessologia plantare dove si trova il punto riflesso corrispondente al cuore si forma un callo proprio ad indicare la chiusura del cuore.

Ma non soffermiamoci in questi punti perché poi la mente sfugge ancora una volta e sai cosa capita? “Beh io non ho il callo, allora non ho questo problema in me”. Ricorda che la mente è abilissima a trovare alibi e a scappare di fronte alla realtà.

Stefano scappava dalle emozioni intense, non dal sesso intenso, ma dalle emozioni sentimentali che reputava incontrollabili e pericolose perché lo destabilizzavano e queste emozioni che prendevano il sopravvento erano davvero una minaccia per lui.

L’estremo bisogno di indipendenza e invulnerabilità prende anche il nome di anoressia sentimentale, questo sottende sempre e comunque poca centratura personale perché la paura prende il sopravvento su tutto il resto.

Una delle cause principali della filofobia è la paura di perdere il controllo, di perdere i propri spazi, infatti Stefano puntualmente puniva le sue amanti sparendo e non rispondendo al telefono per giorni, come dovesse punire la persona che invadeva il suo spazio o comunque doveva istruire le partner a stare fuori dai piedi.

E ovviamente la colpa era sempre delle donne che erano troppo invadenti, perché è molto difficile prima di tutto prendersi le proprie responsabilità.

Io ho paura di diventare dipendente da te quindi ti faccio entrare e siccome sono instabile poi faccio terra bruciata intorno “così non rischio nulla”, in realtà questo è semplicemente un meccanismo di difesa della mente che cerca di fuggire alle situazioni di pericolo tanto quanto se vedi una rissa in fondo ad un vicolo e cambi strada per evitare di finirci in mezzo.

Stefano non è nato così, ma nelle prime cottarelle, nei primi innamoramenti ha vissuto l’epeserienza dell’abbandono, e del tradimento, infatti l’umiliazione derivante da queste ferite d’amore porta il sistema di difesa a chiudersi per cercare un’immunità dalle future sofferenze d’amore.

Come detto all’inizio ogni paura ha origine in un’esperienza (poi ci sono anche paure studiate dall’epigenetica ma che non approfondisco qui), ma in linea di massima ogni paura ha origine proprio da vissuti precedenti che hanno portato ad una sofferenza e che il sistema mente-corpo

cerca di non riproporre più attuando tutti gli allarmi possibili vedi appunto l’ansia.

Evitando gli impegni e le responsabilità Stefano appena entrava leggermente in intimità alternava momenti di vicinanza ad altri di distacco, rimanendo sempre sulle difensive, un passo indietro e questo poi generava in lui difficoltà sessuali, cosa che di solito proprio non aveva problemi, e questa era un’altra componente di ansia.

“Io che non ho mai avuto problemi di questo genere ora anche questa”

Questo accade soprattutto per le donne che hanno già di per sé più difficoltà a lasciarsi andare (dovuto spesso anche ad un’istruzione rigida e alla paura del giudizio)

La tendenza spesso era quella anche di sminuire la partner proprio per crearsi una via di fuga.

Il punto di partenza per non entrare ancora più in difficoltà è proprio la consapevolezza che

la relazione di coppia non è un obbligo, ma una scelta.

Stefano fra le varie cose aveva paura di amare perché temeva di non ricevere quello che desiderava, quindi la paura subordinata di tradire le sue aspettative riferite alla coppia

La paura di amare impedisce anche di ricevere amore che però è la base della ricerca del filofobico.

E ti riporto una frase di Dan Millmann “Le persone più difficili da amare sono quelle che hanno più bisogno di amore”.

Questo innesca un circolo vizioso proprio perché se ho paura di amare, ma ho bisogno di amore e di donare amore ma questo mi spaventa a morte così l’escamotage della mente è di pretendere amore (per sentirsi rassicurati) senza però dare nulla. Anche se accanto Stefano avesse avuto una persona che lo amava con il tempo in questo senso unico smetteva di amarlo.

Sicuramente riconoscere questo schema è già un grande passo avanti, ammettere di avere questo tipo di condizionamento e voler lavorarci per superarlo ancora di più.

Con Stefano ad esempio è stato utilissimo partire dal corpo, lavorando con l’energia, attraverso l’apertura energetica del cuore man mano le fantomatiche certezze crollavano sotto la forza incredibile dell’energia in cocomitanza però è stato utile definire quali sono le componenti di sofferenza e le varie attivazioni psicofisiche agendo a quel punto attraverso il rilascio emozionale.

Ovvero il corpo memorizza le paure nelle sue membra per riattivarsi come sensazione fisica nei momenti di pericolo.

Faccio sempre l’esempio del forno, quando ti scotti da piccolo poi il tuo corpo ricorda il pericolo e appena ti avvicini ad una fonte di calore, il tuo corpo ti darà dei segnali fisici in modo da avvertirti che lì c’è un pericolo.

Per questo è fondamentale rilasciare l’emozione riferita.

Ma anche il grande lavoro sul corpo attraverso la manipolazione fisica è stato cardinale, perché si può comunicare con il corpo attraverso il tocco e li si sciolgono le corazze e le resistenze che tenevano Stefano attanagliato.

Una volta che si è liberato da queste tensioni riuscì a lasciarsi andare prima in rapporti più amorevoli fatti di dolcezza e amore perché il suo corpo era pronto e quando lo fu anche la sua mente libera da paure instaurò una relazione (a detta sua, la più bella della sua vita) e ci credo perché è la sua vera relazione, perché ha permesso di far entrare l’amore nella sua vita.

Mi ringrazia sempre e ci sentiamo spesso mi racconta i suoi traguardi.

Parlando di paure se non hai paura di una cosa e se

non provi in prima persona quella paura non puoi sapere cosa significa, come per tutte le paure

Come ad esempio la Nomofobia ovvero il Timore ossessivo di non essere raggiungibili al telefono cellulare.

Solo chi prova sa cosa significa, allora ti invito sempre a vedere oltre gli schemi e di non accontentarti di rimanere imbrigliato nelle situazioni in cui sei e che non ti piacciono.

Una via d’uscita c’è sempre e prima di tutto la trovi in te.

Copyright © 2021 Francesco Sartori

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