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E se la "sofferenza" fosse una anomalia, mentre normalità fosse lo "stare bene"?

Aggiornamento: 25 mag 2022

La maggiorparte di noi in Italia ha ricevuto una educazione di cultura cattolica, e il “grande ingresso” nella società è stato proprio alle porte delle chiese.

Sappiamo bene che le cose con connotato negativo hanno più presa nella mente e nel corpo che quelle positive e lo dimostra la scienza.


Parlando di sofferenza in senso lato, il bambino entra e vede frecce infilzate in corpi sofferenti, un’immagine di una persona sofferente in croce con sangue colante, non entro in merito al significato bensì a ciò che spesso si è abituati a vedere e mi soffermo sul significato intrinseco che viene generato nell’animo delle persone.

Respirare sofferenza abbiamo ben visto, come la storia insegna, che non ha portato a gioia e beatitudine bensì se io conduco l’energia e l’attenzione verso una determinata cosa, a livello quantico sto generando precisamente quella determinata vibrazione di manifestazione.

Comprendendo anche la buona fede di questa simbologia e la rappresentazione, il significato in sé non cambia, bensì mi soffermo sul motivo per il quale la sofferenza è diventata la normalità nella vita delle persone.

Sentiamo omelie sull’inferno, e alcune sulla felicità di essere fedeli, dove l’unica via d’uscita è di affidarsi a qualcosa al di fuori delle proprie potenzialità in una fede che non porta a farsi domande.

Anzi le domande sono peccato, porsi il beneficio del dubbio è anticattolico.

Quindi credi a quello che ti viene detto e stop.

Per citare alcune preghiere in merito:

“Solo in Dio riposa l’anima mia, da lui la mia salvezza.

Con il cuore si crede per ottenere giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per la salvezza.

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. “

In queste meravigliose domeniche soleggiate, a messa echeggiano frasi come:

“A te ricorriamo,

esuli figli di Eva;

a te sospiriamo, gementi e

piangenti in questa valle di lacrime”.

“Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle, di pregare per me il Signore Dio nostro”.

"Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia".

Perfetto, la sofferenza mi sembra abbastanza palese sia di casa negli androni della chiesa.

Fatta questa osservazione sul lato dell’indottrinamento, che sicuramente ha il suo peso in questa visione, diamo proprio per scontato che lo “stare bene” sia la normalità dell’essere umano anziché la sofferenza.

Al mattino, persone alle quali non si può rivolgere la parola prima delle 11:00, nei giorni di pioggia le frasi come: “lasciami stare oggi è una giornata di Mxxxx, sono meteoropatico”, insomma, finché non ci si ferma ad osservare se davvero questa è la normalità che desideriamo nella nostra vita, ma non solo per quello che noi scegliamo per noi stessi, bensì anche per le persone che scegliamo di avere accanto a noi.

Le definizioni assunte o appurate, “sono pessimista di natura”, alla domanda “Come va’?” la risposta: “potrebbe andare meglio, insomma, male e non so perché”, la lista potrebbe davvero essere molto lunga, ma hai capito a chi e a cosa mi riferisco.

Quindi per te, la sofferenza, la pesantezza è una cosa “normale”? È diventata parte della tua routine e non ci fai nemmeno più caso oppure ci stai lavorando in merito?

Quando ci permettiamo vi vedere oltre, i condizionamenti e la sofferenza stessa, prendono un altro significato, ovvero, sono semplicemente spunti di crescita ed evoluzione per cambiare andando verso quello che ritieni migliore per te.

Questi automatismi sono derivanti dal fatto di avere delle attivazioni emotive incontrollate.

Proprio come avessimo in noi un programma che si attiva e compie dei processi, delle azioni senza che ci siano punti interrogativi.

Lo stato di consapevolezza innanzitutto porta a porsi domande, domande nelle quali non tanto si cercano risposte immediate, bensì inizio ad osservare quello che mi rappresenta o meno.

E lo step successivo sta proprio nell’andare a rielaborare quello che non mi rappresenta attraverso una consapevolezza anche di quella attivazione emotiva.

Il rilascio emozionale ha proprio questo scopo, sciogliere quelle memorie che non ci rappresentano più e ci condizionano sotto forma di automatismo.

La consapevolezza è dietro la porta, attende una tua azione!

A questo proposito propongo un corso:

Clicca qui per vedere il programma completo.

A presto Francesco Sartori

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