Cosa rappresenta veramente la figura della Befana e come questo rito può essere di grande auspicio?

Ricordo con quanta attesa da piccolo aspettavo questo giorno. Di notte dormivo a stento perché si introduceva una “signora” tutta sbrodolona che lasciava le briciole in giro per tutta la cucina. Tendevo l’orecchio in attesa di qualche rumore proveniente dalla cucina. La curiosità era mista alla paura di incrociare “LA BEFANA”! L’ho sempre immaginata come uno spirito libero che si può spostare volando a cavallo della sua scopa.


Lei era in grado di giudicare il comportamento che avevo tenuto durante l’anno e mi premiava o castigava, attraverso la quantità di dolci o carbone che lasciava nella calza. La sua disattenzione manifestava che aveva tante cose da fare, ma al contempo si ricordava sempre di me. L’ho sempre vista buona e sfuggente, sostanzialmente libera! Ecco questo gliel’ho sempre invidiato, lavorava una volta all’anno, faceva di fretta per finire tutto in una notte, mangiava e beveva in ogni casa e poi via a volare libera nel cielo, nessuno sapeva dove si trovasse casa sua, insomma lei si che sapeva come vivere! La figura della befana deriva dalla divinità celtica di Perchta, la personificazione al femminile della natura invernale. Infatti questa divinità veniva festeggiata 12 giorni dopo il solstizio d’inverno e proprio nei giorni necessari per la semina dove si celebrava la morte e la rinascita della natura. I romani ereditarono i riti celtici, introducendo nel loro calendario proprio la festa della dodicesima notte, ovvero, la rinascita della natura. Credevano infatti che Diana, la dea lunare, divinità non solo legata alla caccia, ma anche alla vegetazione, accompagnata da altre figure femminili, volasse sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti: da qui il mito della donna “volante”. Oltre al culto agreste Diana rappresentava anche la fertilità del popolo. Quindi un omaggio alla dea era propiziatorio anche per la famiglia e l’energia sessuale e in parte ricordava proprio il contatto con la natura umana che racchiude in sé la strega. Fra i tanti riferimenti il simbolo della scopa, tradizionalmente legato alle streghe e non a caso si adoperava per spazzare via le vecchie energie in vista del nuovo anno. Non si può però confondere la befana con la strega proprio perché non ha il cappello a punta, ma viene rappresentata con un fazzoletto di stoffa al capo. Usa il camino, un antico simbolo di connessione tra due mondi. La canna fumaria unificava il cielo con l’ambiente domestico unendo il mondo sovrannaturale e il mondo comune. L’usanza di regalare il carbone ai bambini cattivi è solo un riferimento a ciò che introdusse la chiesa cattolica come forma di giudizio e spavento, mentre nell’usanza celtica tradizionalmente si scambiavano pezzi di carbone come segno di buon augurio. Il carbone e la cenere erano segni estremamente simbolici per i celti, perché erano custoditi dalla madre terra ed erano pronti a risorgere con il nuovo giorno, infatti il carbone può essere riattivato in qualsiasi momento e donare fuoco e calore proprio come la nuova stagione a venire. I doni alimentari della frutta e verdura secca erano e sono un dono prezioso perché sono dei nutrimenti che aiutano a superare l’inverno e non deperiscono. La calza è la rappresentazione del lavoro delle donne, simbolo della ninfa Egeria, la quale governava il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo. La calza simboleggia anche il cammino dell’anno appena trascorso e proietta con ricchezze e doni al nuovo anno. Questo insieme di usanze da vita e forma alla figura della befana. Possiamo quindi prendere spunto da questa usanza per onorare la natura nella sua fase di rinascita. La rinascita della natura non è solo legata alle coltivazioni, ma noi stessi siamo natura e la propiziazione di rinascita è anche la nostra. Onora e porta dono al tuo essere, adora il tuo respiro e connettiti sempre più possibile con l’energia della natura stessa. La fase di rinascita è sempre un evento ed è un momento che richiede cura e attenzione. Buona rinascita e te! Francesco

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